E' tanto che non scrivo niente.
Così (giusto per riprendere i contatti) posto questo brevissimo scritto che mi auguro non faccia cadere nessuno in depressione.
Lo pubblico con un po' di tenerezza perchè l'ho trovato abbandonato (e non senza giusta causa!)da almeno tre o quattro lustri in fondo a un cassettino... ino... ino... ino!
Spero nessuno me ne vorrà!
Morte nel pomeriggio
Mascia e Linka se ne stanno al tavolino del bar da almeno cinque minuti a gustarsi il fondo zuccherino rimasto nelle tazzine di caffè.
- Linka, per caso hai letto Il Signore delle mosche di William Golding?
- Non ancora, pourquoi? Ne vale la pena?
- Dipende. A dire il vero, quell’inglese mi sembra un opportunista buono solo a farsi bello con le penne altrui…
- Vraiment? Non credo di avere ben capito il concetto… no, cara, non affannarti a spiegarmelo, fa lo stesso, sono sicura che sopravvivrò comunque. Mica possiamo essere tutte intellettuali come te. Lo sai che preferisco lo sport alla lettura. Non so cosa darei per fare un po’ di sci nautico, se non fosse per il mio terrore dell’acqua… per fortuna mi rifaccio nella discesa libera.
- Ho capito, Linka, sei la solita ignorante, con te si può parlare solo di spazzatura.
Prendono un altro po’ di zucchero dalla tazzina. Mascia assume un’espressione tra il languido e il rapito.
- Uhmmm, tesoro, assaggia un po’ questo!
- Perché dovrei, Mascia chérie? Ha forse qualcosa di speciale che il mio non ha? In fondo si tratta solo di sucre sciolto nel caffè…
- Ti sbagli, gioia, questo doveva essere un caffè boliviano a lenta tostatura addolcito con puro zucchero di canna.
- Come no, quella che ti sei fumata poco fa, mon petit chou.
Continuando a gustare quel nettare prelibato, Linka sghignazza con antipatica soddisfazione verso Mascia che invece è visibilmente contrariata.
- Attenta, Linka, smetti di ciambellare così in quella tazzina, il gioco che stai facendo è pericoloso, lo sai. Potresti finire per restarci per sempre a questo tavolo. Di questi tempi la gente si spazientisce facilmente, va a finire che prima o poi t’imbatti proprio col tipo che magari ha preso troppi caffè e vuole sfogare il suo nervosismo sulla prima che gli capita a tiro.
- Ma sentitela, mi scoccia tutto il giorno, è sempre lì a farmi le prediche, non mi lascia respirare, ça m’étouffe. Io voglio vivere la mia vita come mi pare, lunga o breve che sia, senza stare sempre a pensare al peggio. E invece lo sai cosa mi succede a ogni passo? Mi trovo davanti te, la grande Mascia, la sconocchiata del paese.
- Ah si? Allora Linka sai che ti dico?
- No.
- Vaffa!
- Merci. Ma per favore adesso vai a delirare da un’altra parte!
Mascia si allontana profondamente amareggiata. Certo che avere una sorella del genere non porta nessun vantaggio. Ti restano solo le responsabilità e le rogne. Soddisfazioni nisba. Delusa, va ad appoggiarsi su un muretto e rimane ad osservare con aria torva quella maleducata scimunita di sua sorella. “Ma guardatela, la sporcacciona, tutta appiccicosa di zucchero e smancerie. Ingorda!”
In quel momento dal bar esce Piconzo, due metri di lardo e stupidità. Avrà buttato giù almeno una decina di caffè corretti, si vede che è alterato e che si guarda intorno come se cercasse qualcuno con cui prendersela. Posa il suo sguardo imbufalito su quella sventata di Linka che, come se niente fosse, continua a trastullarsi con lo sciroppo al caffè. Il bruto d’improvviso si ferma, piega in quattro la gazzetta dello sport e… sbemmmm! con un gesto deciso e fulmineo spalma Linka sul tavolino. Poi se ne va come se niente fosse, lo stronzo!
Mascia si volta per non guardare, poi prende il volo e va a posarsi sul tavolinetto del bar dove giace quel che resta di Linka. Con gli occhi pieni di lacrime e la voce strozzata, le grida:
- Cretina, te l’avevo detto!

